La Toscana ha un primato invidiabile: produce i vini italiani più esportati del mondo, grazie a vigneti che nascono e crescono in una fortunato connubio di climi temperati ed ambienti favorevoli. Scoprite i luoghi nei quali degustare o acquistare il migliore Chianti DOCG, il prezioso Vinsanto, il raro Gallo Nero, il prestigioso Brunello di Montalcino.
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Approfondimenti
Espansionismo vinicolo toscano?

Ampia attenzione sulla stampa hanno ricevuto di recente un paio di episodi di quello che si potrebbe forse definire come "espansionismo vinicolo" della Toscana.

Facciamo una breve premessa. Oggi ricordandolo sembra quasi strano, ma poco più di dieci anni fa la Toscana vitivinicola era in grande crisi, praticamente in ginocchio. La filosofia dell'alta produzione e della bassa qualità applicata alla nefasta strategia del profitto facile, che aveva avuto come naturale conseguenza lo scandalo del vino al metanolo (nato in Piemonte ma disastroso per l'immagine di tutta l'Italia), avevano portato nella realtà produttiva della regione una grande crisi d'immagine ed economica. Poi sappiamo cosa è pian piano successo: grosso scossone, presa di coscienza delle potenzialità del vitigno sangiovese e di terreni anche al di fuori dei confini classici dell'"eccellenza", una nuova ricerca in campo agronomico finalizzata alle basse rese, una nuova generazione di enologi; ed eccoci arrivati al Solaia 1997 eletto da Wine Spectator miglior vino del mondo, evento importante solo mediaticamente e non necessariamente il più significativo, perché giunge solo come ultima conferma di una crescita rapidissima del vino toscano nella considerazione internazionale.

E come si sa, quando una realtà vede rafforzate le sue basi interne, è pronta per espandersi al suo esterno: ecco quindi alcune prestigiose aziende acquisire tenute prima in quelle zone della Toscana in ombra fino a poco tempo fa ma di grandi potenzialità, e in seguito passare alla "colonizzazione" al di fuori della regione.

Il caso Antinori, naturalmente, è a sé stante. I suoi possedimenti dentro la Toscana (quattro nel Chianti Classico e cinque in altri siti) e fuori di essa (Prunotto in Piamonte e Castello della Sala in Umbria) sono ormai di lunga data. Dunque l'ultima acquisizione di cui si è occupata la stampa è solo un ulteriore passo, anche se molto significativo perché compiuto nel sud d'Italia. Infatti, l'agenzia del ministero del Tesoro per il rilancio del Mezzogiorno ha deciso di finanziare con 10 miliardi l'arrivo in Puglia dell'azienda Marchesi Antinori nei settore dei vini di qualità attraverso un ingresso della società pubblica con una quota del 10% nella Vigneti sud, azienda agricola con 300 ettari nelle zone di Castel del Monte e Squinzano, in provincia di Brindisi, recentemente acquisita dalla casa vinicola fiorentina, e la concessione di un finanziamento agevolato di 8,5 miliardi. Questo supporto finanziario metterà in moto un investimento complessivo di 30 miliardi, che saranno impiegati per realizzare due impianti per la vinificazione e l'imbottigliamento di vini doc. "Il progetto nasce dalla presa di coscienza che anche in Puglia, regione dove tradizionalmente si producono i cosiddetti vini da taglio, è possibile realizzare una produzione di elevato livello", ha spiegato Piero Antinori.

Ma l'esempio forse più interessante di quello che abbiamo chiamato "espansionismo toscano" è quello di cui si è occupato Wine Spectator il 10 Gennaio scorso, e che riguarda l'acquisizione da parte della Casa Vinicola Cecchi di vigneti posti a Montefalco, in Umbria. Questo fatto ci è sembrato significativo sia perché è la prima "sortita" della antica casa vinicola fuori dalla sua regione, sia per la scelta specifica dell'obiettivo. La zona di Montefalco infatti è improvvisamente passata da una condizione di relativa oscurità ai riflettori della critica nazionale e internazionale grazie all'opera dell'azienda Caprai-Val di Maggio e il suo Sagrantino Riserva 25 Anni. Dunque viene da chiederci: cosa succederà con l'arrivo dei Cecchi? Il suo Sagrantino "toscano" avrà uno stile particolare? Solo il futuro potrà<

In collaborazione con: Winereport