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Il 'Tenuta di Valgiano', nuovo vino per l'omonima azienda della lucchesia

La Tenuta di Valgiano è una giovane azienda che opera nel comprensorio delle colline lucchesi. Fino a dieci anni fa, questa zona non brillava certo per l'importanza dei risultati raggiunti in campo vitivinicolo. Ora si può dire che qualcosa è cambiato anche per merito dei tre dinamici protagonisti della vita di questa azienda, Moreno Petrini, Laura di Collobiano e l'enologo Saverio Petrilli, che iniziarono insieme la loro avventura nel 1993 e, dopo aver rapidamente compreso che la qualità delle uve che avevano a disposizione era superiore a quanto si aspettassero, si proposero la realizzazione di un progetto ben preciso, quello di produrre un vino importante, frutto significativo del loro territorio e delle uve in esso contenute, che però sarebbe stato portato a compimento solo quando la conoscenza dell'uno e la qualità delle altre sarebbero state tali da garantire un risultato, appunto, importante.

Nel 1999 i tempi sono stati giudicati maturi, e il vino, che si chiamerà Colline Lucchesi Tenuta di Valgiano, sta ora per terminare il suo percorso di maturazione e, dopo un anno di affinamento in bottiglia, sarà sul mercato nel Marzo-Aprile 2002.

Per capire di che vino si tratta, dobbiamo fare un passo indietro e spiegare che la filosofia dei tre conduttori dell'azienda è, primo, di far esprimere al massimo il loro territorio e, secondo, di rispettare le varietà delle uve che vi hanno trovato, continuando a lavorare con esse.

Il territorio presenta aspetti di grande variabilità, perché nell'ambito di una superficie non estesissima si compone di parti assai diverse in composizione: vi coesistono infatti zone sassose caratterizzate dalla presenza di alberese, "lingue" interne essenzialmente argillose, e zone di innesto fra i due terreni. È dunque un territorio che va studiato con attenzione perché la sua complessità si riflette nella varietà aromatica e nella carica polifenolica che riesce a trasmettere al vino prodotto.

Il patrimonio di uve che risiedeva inizialmente nei vigneti acquisiti era costituito naturalmente da sangiovese, ma anche da syrah e merlot. La presenza di vitigni "francesi" nelle vecchie vigne non è infrequente in lucchesia, essendo una conseguenza dell'immigrazione francese in epoca napoleonica, ed è stato quindi deciso di puntare su di essi realizzando nuovi impianti ad alta densità di ceppi per ettaro. Per quanto riguarda il sangiovese, due vigneti posti in zone diverse ne forniscono due qualità, uno dai caratteri aromatici più floreali, e uno più fruttato, caratterizzato da più familiari aromi di ciliegia, e più strutturato.

Dunque un vino base di sangiovese, syrah e merlot, questa era l'intenzione fin dall'inizio dei fondatori dell'azienda. Ma i tempi non erano maturi, e in questi anni sono stati sistemati i vecchi vigneti, ne sono stati piantati di nuovi, cambiati i portinnesti per altri. Nel frattempo naturalmente sono stati prodotti vini che, pur essendo da considerarsi "di transizione", sono stati comunque molto apprezzati dal pubblico e della critica. E parliamo, nell'ambito dei rossi, del Colline Lucchesi Rosso dei Palistorti (chiamato così perché la struttura sassosa del terreno rendeva difficile piantare diritti i pali delle vigne, stesso uvaggio del Tenuta di Valgiano, praticamente il "laboratorio" per il nuovo vino) e dello Scasso dei Cesari (sangiovese in purezza, tratto dai vecchi vigneti su cui aveva a lungo lavorato il signor Cesari).

Ed eccoci arrivati alla fine della storia: nel 1999 è infatti arrivato il momento nel quale le viti hanno dato l'uva della qualità che Moreno, Laura e Saverio ritenevano del livello adeguato perché il loro progetto arrivasse a compimento. L'uva migliore andrà naturalmente a produrre il Tenuta di Valgiano, mentre il Rosso dei Palistorti (stesso uvaggio) diventerà il "vino da tutti i giorni" dell'azienda. Dunque s

In collaborazione con: Winereport