La Toscana ha un primato invidiabile: produce i vini italiani più esportati del mondo, grazie a vigneti che nascono e crescono in una fortunato connubio di climi temperati ed ambienti favorevoli. Scoprite i luoghi nei quali degustare o acquistare il migliore Chianti DOCG, il prezioso Vinsanto, il raro Gallo Nero, il prestigioso Brunello di Montalcino.
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Chianti Classico 1997 Villa Cafaggio

C'era una volta, sono passati solo una quindicina d'anni ma sembra trascorso un secolo, il caro vecchio Chianti tradizionale. Proposto comunemente nel caratteristico fiasco impagliato, quasi a porre l'accento sul carattere popolare e non particolarmente ambizioso del vino, era un rosso simpatico, quotidiano, non impegnativo, facile da bere e da abbinare ai piatti della cucina di tutti i giorni.
In ossequio alla celeberrima formula dettata nel 1872 dal barone Bettino Ricasoli era un vino che prevedeva tranquillamente, senza traumi, la compresenza d'uve bianche e uve rosse nell'uvaggio, il Sangiovese per dare struttura e profumo, il Canaiolo per conferire morbidezza, un tocco di Malvasia per consentire ai vini di essere bevuti giovani ed infine il Trebbiano, inserito perché nelle vigne chiantigiane ce n'era molto e doveva pure essere utilizzato in qualche modo. Almeno prima di inventare il Galestro...

Per oltre un secolo, anche dopo l'arrivo della DOC, nel 1967, questa regola di un Chianti prodotto per i larghi volumi più che per la gloria, frutto di un compromesso che aveva senso all'epoca di Ricasoli ma che ormai mostrava la corda, trascorso un così ampio periodo di tempo, venne regolarmente osservata. Il vino continuava a vedere confluire uve bianche e uve rosse e l'unica novità palpabile era rappresentata dall'abitudine di rinvigorire vini resi più fragili dalla presenza del Trebbiano ricorrendo a tagli con robuste dosi di vini del Sud.

Tutto cominciò a muoversi a velocità vertiginosa e a cambiare sostanzialmente con la seconda metà degli anni Settanta, dopo un paio di crisi che avevano rischiato di mandare letteralmente in rovina l'economia vitivinicola chiantigiana. Molti cambi di proprietà, nuovi proprietari provenienti da fuori Toscana che hanno portato energie nuove nella zona, ed ecco il Chianti, ed in particolare l'area sicuramente più vocata e importante, quella del Chianti Classico, prendere finalmente coscienza delle proprie potenzialità, capire che quel vino non poteva essere semplicemente un vino quotidiano simpatico e beverino, ma con opportuni accorgimenti, in vigna, in cantina e nel cervello della gente, poteva diventare un vino importante.

L'arrivo della Docg, nel 1984, i successivi cambiamenti del disciplinare, che hanno progressivamente elevato la quota di uve rosse e ridotto ai minimi termini l'apporto delle uve bianche, l'autorizzazione ad inserire percentuali di altri vitigni a bacca rossa (Cabernet, Merlot, Syrah) e infine il riconoscimento della possibilità di lavorare con il Sangiovese in purezza, hanno fatto sì che il Chianti Classico di oggi diventasse un vino profondamente diverso da quello codificato dal barone Ricasoli. Un vino
che ha abbandonato il fiasco per adottare la barrique, che recita ruoli da protagonista sui mercati internazionali, che è diventato elemento centrale di quel profondo rinnovamento in campo vitivinicolo che ha investito la Toscana negli ultimi vent'anni.

Il Chianti Classico è diventato un oggetto privilegiato d'interesse per la stampa specializzata di lingua inglese e tedesca, come testimonia il numero di settembre della rivista britannica Wine, che in una degustazione di una quarantina di campioni, 34 annata e otto riserva, della grand'annata 1997, assegna a ben 17 vini ricevere punteggi da 90 a 95/100, e ad altri 16 vini uno score da 86 ad 89/100. La motivazione addotta è chiara: "Buona parte dei vini sono eccellenti, ricolmi di un frutto maturo e ricco e bilanciati da quella vena tannica e da quell'astringenza che caratterizza un buon Sangiovese giovane. (...) degustare questa grand'annata offre la prova definitiva che il Chianti si è lasciato indietro l'antica immagine di vino senza troppe pretese. Sono spa

In collaborazione con: Winereport