La Toscana ha un primato invidiabile: produce i vini italiani più esportati del mondo, grazie a vigneti che nascono e crescono in una fortunato connubio di climi temperati ed ambienti favorevoli. Scoprite i luoghi nei quali degustare o acquistare il migliore Chianti DOCG, il prezioso Vinsanto, il raro Gallo Nero, il prestigioso Brunello di Montalcino.
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Il Chianti Classico oggi secondo Andreas März

Abbiamo chiesto al collega e amico Andreas März, capo redattore della rivista in lingua tedesca Merum, di esprimere un suo punto di vista sull'attuale rapporto tra Chianti Classico e Chianti Classico riserva. Ecco le sue interessanti opinioni.

Passando mentalmente in rassegna i 246 Chianti Classico degustati, mi tornano in mente soprattutto i migliori. Questi vini, indipendentemente che si tratti di versione Annata o di Riserva, per me sono indimenticabili, perché rappresentanti lineari e genuini del loro territorio. Adoro l'eleganza di un tipico Chianti Classico, il suo frutto sempre delicato, ma anche singolare, i suoi tannini succosi, la sua fresca acidità. Alcuni dei miei Chianti Classico preferiti sono stati affinati in barrique, ma con una tale delicatezza da non disturbare il frutto, né da prosciugare il finale con tannini legnosi. La maggior parte dei Chianti Classico, invece, è stata trattata con molto meno sensibilità. Mentre di anno in anno, i "Chianti anonimi", del tipo chiaro e diluito diminuiscono, aumentano i "Chianti anonimi" del tipo scuro e denso. L'eccesso d’estrazione va di moda, e i toscani la seguono senza esitazioni!

Mi chiedo seriamente, come, a prescindere dalle degustazioni alla cieca, si possa trovare qualcosa d’interessante in questi vini "macho". Capisco che i vari critici del vino dopo il cinquantesimo assaggio non arrivino a cogliere nient’altro che la dolcezza delle materie estrattive e i tannini, ma capisco altrettanto bene come questi vini, in base alle buone valutazioni ottenute, vengano acquistati e messi in cantina. Non so però cosa succederà il giorno che saranno bevuti veramente.

La Riserva mi diventa sempre più antipatica. La vecchia usanza di distinguere il Chianti Classico in Annata e Riserva, ha sempre meno senso ed oggi mi sembra del tutto superata. La Riserva è notevolmente più costosa dell'Annata, senza essere per forza più buona, ma soltanto più concentrata, più carica d’estratti e di note di legno. Specialmente per quanto riguarda i produttori più piccoli, che non hanno da commercializzare centinaia di migliaia di bottiglie, rimane incomprensibile perché non possano rinunciare completamente al «giochino della Riserva», per concentrarsi del tutto su un unico vino, veramente rappresentativo dell'azienda. Il secondo vino – irrinunciabile per garantire costantemente la massima qualità – allora non si chiamerebbe più Chianti Classico DOCG, ma diventerebbe una IGT Toscana.

Andreas März

In collaborazione con: Winereport