La Toscana ha un primato invidiabile: produce i vini italiani più esportati del mondo, grazie a vigneti che nascono e crescono in una fortunato connubio di climi temperati ed ambienti favorevoli. Scoprite i luoghi nei quali degustare o acquistare il migliore Chianti DOCG, il prezioso Vinsanto, il raro Gallo Nero, il prestigioso Brunello di Montalcino.
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Pisa Vini: ampia vetrina su una realtà in crescita

Pisa Vini: ampia vetrina su una realtà in crescita

Pisa Vini è la manifestazione voluta ormai da sette anni dalla Provincia della città per “divulgare” presso il pubblico quello che il suo territorio esprime in fatto di produzione di qualità, ed è una occasione d’oro per di monitorare come evolve e si trasforma una zona a lungo periferica e piuttosto trascurata della vitivinicoltura toscana. A seguito del solido successo di una robusta pattuglia di produttori le cose sembrano essere ormai cambiate e accanto alla consueta affollata (e composta) rassegna dedicata al pubblico (dalle sette aziende che erano presenti alla prima edizione e che hanno caparbiamente insistito negli anni nella loro opera di “divulgazione” siamo arrivati quest’anno a 47!), quest’anno è stato ritagliato uno spazio che vedeva protagonista la giovane Associazione Grandi Cru della Costa Toscana.

Questo soggetto, nato per rappresentare una unione di territori prossimi alla costa che spazia dalla provincia di Massa fino a quella di Grosseto passando per Lucca, Pisa e Livorno, ha nell’evento lucchese “Anteprima” il suo appuntamento annuale, ma va via via aggiungendo momenti di discussione e di confronto con la stampa specializzata fra i quali questo di Pisa Vini .

E poiché non si vive di solo “top” l’impostazione decisa da Paolo Valdastri (direttore del Consorzio Strada del Vino Costa degli Etruschi) è stata quella di mostrare lo stato dell’arte in una prospettiva tridimensionale, mostrando una gradualità di valori espressi dai territori, anche in relazione al segmento di mercato al quale rivolgono il loro prodotto. E se di fronte alle batterie “parterre de roi” la discussione rimane spesso in una dimensione ideale di valore assoluto nella quale limare giudizi ponderati, in quella seguita alla degustazione di cui vi riportiamo la cronaca (nella quale si confrontavano piacevolezza e semplicità, accanto ad espressioni di maggior peso ed importanza) ha avuto grande ruolo la domanda che è ormai diventata quasi ossessiva: “quanto costa?”.

La batteria dei bianchi

Alti e bassi, per questa serie di bianchi. Si avverte naturalmente una vocazione meno spiccata per questa tipologia di vino, che determina qualche incertezza nei risultati ed ingenuità stilistiche. Forse i risultati migliori (con una importante eccezione) arrivano dai prodotti più freschi che cercano l’immediatezza del risultato senza caricarsi di sovrastrutture che alla fine risultano difficilmente dominate ed amalgamate.

Un esempio di semplicità e piacevolezza di beva è quello della Malvasia L’Accesa 2002 dell’azienda maremmana I Campetti (6-7€): intenso e dolce, molto mediterraneo, agrumoso, che sfoggia notevole brillantezza e dinamica di beva. Sempre dal grossetano arriva il Monteregio di Massa Marittima Bianco Violina 2002 di Serraiola (Vermentino e Chardonnay): qui l’iniziale impatto speziato tende a stemperarsi lasciando spazio a ginestra e note di caramella dolce di frutta gialla. Intenso, anche seducente, ha stoffa assai piacevole in una bocca fresca e di medio corpo.

Meno convincente il Val di Cornia Bianco Centomini 2001 di Jacopo Banti, che mostra qualche nota ossidata al naso ed assumendo così un aspetto piuttosto rustico e un tantino stonato. Certo, la presenza nel finale di bocca è di quelle importanti. Peccato anche per il bravo Ivan Giuliani di Podere Terenzuola perché il suo Vermentino Colli di Luni Corzano 2002 era penalizzato da toni di solforosa che rendevano l’olfatto illeggibile; e comunque l’annata minore non gli ha consentito di dare al suo vino la stoffa e la verve alla quale ci ha abituati.

Il La Suvera 2002, da uve Chardonnay e Sauvignon di Badia Morrona (13-15€) non ha quel bel floreal-fruttato che ricordiamo nelle annate passate, mentre non mancano toni burrosi e fumé. Gli manca forse un tantino di freschezza

In collaborazione con: Winereport